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Diario di una pandemia

HO FATTO UN SOGNO: RITORNATO INDIETRO DI 34 ANNI DEVO SOSTENERE LA MATURITÀ. SI PARTE CON LA PRIMA PROVA SCRITTA: IL TEMA DI ATTUALITÀ…

Il virus ha colpito la nostra erronea percezione di onnipotenza costruita con la globalizzazione. Il Covid-19, come un novello cavallo di Troia, viaggia, si espande e prova ad annientarci sugli algoritmi della globalizzazione.
I cambiamenti climatici hanno lanciato un allarme. Andavamo ad una velocità pazzesca, ci saremmo dovuti fermare. La comunità scientifica ci aveva dato appena 20 anni di tempo. La biosfera, di cui facciamo parte, ha partorito un virus e ci ha fermato! È stata autodifesa, segnale, monito o tragica casualità? Intanto in questi giorni di quarantena nel mio giardino gli scoiattoli sono diventati almeno tre e li vedo ad ogni ora. Prima era uno, che usciva allo scoperto solo in caso di necessità.

Stiamo vivendo una catastrofe mondiale ed epocale, che segnerà uno spartiacque: nei libri di storia ci sarà un prima e un dopo. Quasi come una “guerra asimmetrica” con morti, e conseguenti emergenze sanitaria, sociale ed economica, recessione e forse depressione. Gli stolti stavano fabbricando missili sempre più costosi e armi sempre più potenti. Sono stati tolti soldi alla ricerca, alla sanità, al welfare. Poi è arrivato questo nemico invisibile a sorprendere gli eserciti e i guerrafondai.
In attesa di capire come sarà la nostra coesistenza col virus, facciamo il tifo per la comunità scientifica mondiale, affinché scopra cure, vaccini e stiamo studiando se potremo avvalerci, dopo l’ondata di picco, dell’immunita di gregge grazie a coloro che sono stati contagiati e guariti (ma la cifra di contagiati dovrebbe raggiungere alte percentuali della popolazione).

Nessuno si salverà da solo. Viviamo in un mondo interconnesso nel bene e questa volta pure nel male. Tutti e tutto sono collegati a tutti e a tutto. Risultano patetici i grandi piccoli del mondo che credono di essere autosufficienti e di poter sostituire le assenze con altri. Patetico è Trump, che crede di non essere legato al resto del mondo. Come prova a fare la Germania nell’Europa e Boris Johnson fuori dall’Europa. Gli statali, che si sentono al sicuro rispetto alle partite iva e ai precari. Se non si trova una soluzione globale, chi sta meglio resiste un poco di più, ma da solo non andrà molto lontano.
Una crisi come questa può segnare la fine di un’epoca, ma può produrre un’opportunità per un nuovo assetto sociale e per una nuova agenda ambientale nel mondo.

Sulle pagine del Financial Times, Draghi ripropone un ricetta simile a quella che ha già messo in campo con la crisi del 2007-2008, pompare una massiccia liquidità nel sistema europeo ed occidentale: Quantitative Easing e Coronabond. Questa volta ancora più massiccia. Nel 2007-2008 con la cattiva gestione e l’intermediazione delle banche finanziarie (e solo marginalmente di credito), che hanno speculato con molta parte dei soldi del Quantitative Easing sulla tecno finanza, si è costruito un assetto mondiale in occidente di pochi ricchi sempre più ricchi, middle class sempre più povera, masse di reietti ed esclusi. I nostri figli sono tutti rider, che – come scrive molto bene Guido Maria Brera nell’ultimo suo libro – hanno nel loro zainetto la voglia di un futuro diverso e migliore che, al momento, è schiacciato dal presente degli algoritmi delle consegne a domicilio, che sfrutta il loro lavoro e la loro vita.

Se l’Europa sceglie i dittatori Orban ed Erdogan è morta. Se l’Europa vuole trattare Italia, Francia, Spagna, Portogallo come la Grecia del 2015 si iscrive con legittimità nell’agenda del nostro governo la questione Italexit. Non come lo farebbero i sovranisti, ma come lo devono fare gli europeisti convinti. Il debito che produrremo, per uscire dalla crisi, andrà pagato in tempi e modi possibili, senza esserne schiacciati e con rispetto per i nostri figli e nipoti.
Dobbiamo pretendere e costruire un assetto sociale nuovo, democratico, a tutela soprattutto della middle class, degli ultimi, dei nuovi e vecchi poveri e delle giovani generazioni. La ricetta Draghi forse ora è l’unica che indica una strada, ma non deve produrre una minestra riscaldata. Bisogna mettere dei paletti precisi: lavoro, redistribuzione, equità, dominio del governo pubblico sui mercati finanziari ed economici e ambiente prima di tutto. E noi dovremmo sostituire i paradigmi del risentimento e del rancore con quelli della responsabilità e della solidarietà. Da subito: chi può deve continuare a pagare tasse, mutui e canoni di affitto e chi può deve mettere in campo pratiche e progetti di mutuo – auto aiuto di prossimità.

Intanto mentre mi sto risvegliando, come primo impatto sulla mia vita nella provincia del mio Paese, una domanda impellente sorge nella mia mente in dormiveglia: “Nella mia città quale estate di non-turismo sarà?”
Prima che la sveglia suoni e riparta una nuova giornata di quarantena (chiuso in casa alla ricerca di trasformare la didattica a distanza in didattica di vicinanza), la Commissione d’esame di maturità mi dà un bel 5, perché nulla di ciò che ho scritto è farina del mio sacco, ma frutto di letture di articoli di riviste, di giornali e libri in questi giorni di quarantena.

di Simone Ceresoni, coordinatore Diritti al Futuro

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