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Comunicato stampa

Il prezzo del silenzio, l’orgoglio del rumore

È ora di richiamare l’ambasciatore, l’Egitto è un paese non sicuro.

Gli ultimi sviluppi sul caso Regeni, grazie all’indagine, ormai alle battute finali, condotta dalla Procura di Roma, ci ha svelato uno scenario intriso di inganno, doppiezza, orrore e di sofferenza sulle circostanze che hanno portato al sequestro, alla tortura (riferisce il procuratore Pignatone, identica a quella descritta nella letteratura medico-legale egiziana tipiche del modus operandi locale di torturare gli arrestati) di cui preferiamo non ripetere le atroci modalità riferite dai mezzi stampa, che hanno piagato il fisico del povero Giulio, fino a condurlo alla morte.

La lettura degli articoli pubblicati dai giornali nazionali riacutizza il dolore, che molti senigalliesi hanno provato alla rimozione di quel drappo consunto sospeso nelle mura del Palazzo Comunale.

Il nostro movimento Diritti Al Futuro è stato artefice di una raccolta firme lanciata dal nostro consigliere comunale Enrico Pergolesi,

allo scopo di sollecitare il riposizionamento del suddetto drappo giallo con la scritta “Verità per Giulio Regeni”, che ha rappresentato, negli anni scorsi, l’impegno civile, diretto ed evidente, di una città e della sua amministrazione. Anche quest’anno il 25 gennaio, a Senigallia, come in tante piazze di Italia si celebrerà la triste ricorrenza del rapimento di Giulio con le iniziative di testimonianza promosse dalle diverse Associazioni nazionali e locali. Quest’anno la verità è finalmente arrivata, nonostante i depistaggi… ma la giustizia a quando? Noi di Diritti al Futuro sentiamo l’urgenza di testimoniare il nostro sconforto per una vicenda in cui il governo italiano non ha brillato per autorevolezza, né per pertinacia, né per tempestività nell’esigere prima il rilascio di Giulio e poi la consegna alla giustizia italiana dei diretti responsabili della sua morte. Attualmente sembra essere risucchiato nella stessa palude anche il giovane Patrik Zaki, cittadino egiziano, ma studente borsista dell’Università di Bologna, incarcerato dal 7 febbraio 2020, perché attivista. Zaki sta vivendo lo stesso annullamento della propria dignità, fisica e psicologica, giacendo su uno spoglio pavimento, nell’attesa, continuamente delusa, della scarcerazione. Gli eroici genitori di Regeni ci ricordano di non scendere a compromessi sull’insindacabilità dei diritti umani e sulla ripulsa della tortura (“l’infame crogiuolo della verità” e “un’afflizione inaccettabile”, secondo Beccaria) ambedue violati sistematicamente in Egitto (meta prediletta di viaggi e di investimenti di molti italiani).

La recente consegna della Legione d’Onore da parte del governo francese ad Al-Sisi ha rappresentato un vulnus inaccettabile che ha prodotto un colpo di reni in autorevoli intellettuali italiani, i quali hanno prontamente restituito l’importante riconoscimento, e per l’Italia stessa.
Richiamare l’ambasciatore italiano al Cairo, dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e bloccare la vendita di armi sono le richieste della famiglia Regeni. Chiediamo anche noi, ai nostri governanti, un’azione così forte, rumorosa, esemplare, significativa nei confronti del governo egiziano, che sia di esempio al silenzio assordante di molti paesi amici europei e che, finalmente, restituisca dignità a Giulio.

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