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Comunicato stampa

Quinto anniversario della morte di Giulio Regeni

Sono ormai trascorsi alcuni giorni dal 25 gennaio 2021, quinto anniversario del ritrovamento del corpo, torturato e mutilato, di Giulio Regeni, e nessuna voce che chieda verità e giustizia si è alzata dal sindaco di Senigallia Olivetti o dalla sua maggioranza, come invece hanno fatto, per fortuna, migliaia e migliaia di donne e uomini in tutta Italia, a partire da Fiumicello, paese natale del giovane ricercatore. Il silenzio dell’amministrazione di destra è ancora più pesante se si pensa che uno dei primissimi atti della nuova giunta fu proprio quello di rimuovere lo striscione giallo e nero per Giulio, che, «consunto dalle intemperie», resisteva da anni sul Palazzo Comunale senigalliese.

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Le lettere finiscono nel cassetto. Gli striscioni sventolano all’aria aperta.

“Verità per Giulio Regeni”. Questa è la scritta nera su uno striscione giallo che fino a pochi giorni fa campeggiava sulla facciata del Palazzo municipale di Senigallia, uno striscione e una scritta che accomunano tanti comuni italiani, istituzioni scolastiche, piazze pubbliche  e monumenti utilizzati per dare diritto di cittadinanza alla verità per conoscere le responsabilità sulla morte sotto tortura del nostro giovane connazionale il 3 febbraio 2016 e il cui cadavere fu rinvenuto ai margini di una autostrada egiziana, come fosse un rifiuto.

La tragica morte di Giulio nell’Egitto dominato dalle giunte militari e dai fanatici religiosi ha spinto anche la nostra città a innalzare questo striscione, per rivendicare la pubblica e comune richiesta di verità e giustizia per un giovane ricercatore reo solamente di portare avanti i suoi studi, denunciando le condizioni di vita di lavoratori sfruttati e la corruzione di sindacalisti e funzionari egiziani.